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Inside Out: la piccola Emma, 4 anni, incontra Bing Bong (VIDEO)

12193575_10206418254749987_2268931623852667420_nQuando ho portato Emma a vedere Inside Out l’ho fatto sapendo che avrei pianto calde lacrime dall’inizio alla fine del film. Da giorni, non facevo che leggere sui social recensioni che già da sole mi stimolavano la lacrimuccia.

Durante il viaggio ho preparato Emma, 3 anni e mezzo, alla visione del film. Mi avevano avvertito: era troppo piccola per comprenderlo appieno. Tanto per cominciare, per dire, non aveva idea di cosa significasse il termine “emozioni”. E così, in auto, le ho fatto una testa tanta, spiegandole cosa fossero la rabbia, la paura, la gioia, il disgusto e la tristezza.

Allora Emma hai capito le emozioni?” le ho chiesto alla fine. “Sì mamma. Provo rabbia e tristezza” mi fa lei, a bruciapelo. “Oh no, perché?” le ho chiesto preoccupata. “Perché non siamo ancora arrivati al cinema” mi ha risposto lei, dimostrando di aver perfettamente capito il concetto.

Senza titoloOvviamente sono uscita dal cinema de-vas-ta-ta. Ho pianto da madre, guardando la piccola Riley alle prese con l’avvicinarsi della pubertà e rendendomi conto che Emma, la mia dolcissima Emma che cerca nani dietro agli alberi e gioca con amici immaginari, un giorno dimenticherà l’infanzia spensierata e sognante che le sto regalando scontrandosi con la dura realtà. E ho pianto da figlia, osservando con invidia quel lungo abbraccio finale tra Riley e i suoi genitori, quello di cui tutti noi adulti nei momenti difficili avremmo tanto bisogno.

E poi c’era lui, Bing Bong. Che sia stramaledetto. Perché anch’io da piccola avevo il mio Bing Bong. Ok, si chiamava Boris era era un piccolo omino a cui piaceva particolarmente farmi compagnia mentre defecavo ma non importa, per me era una figura importante e romantica. Bing Bong rappresenta Boris ma anche la mia capacità di perdermi nei meandri della mia mente vivendo lunghe avventure che oggi lascio che siano cinema e tv a raccontarmi.

Bing Bong rappresenta l’infanzia, o meglio, quella parte d’infanzia di cui tendiamo a dimenticarci. Perché tutti noi, ripensando al nostro passato, tendiamo a ricordare scene, immagini, odori, sapori e persone che ne hanno fatto parte. Ma dimentichiamo come ci facevano sentire, dimentichiamo quella particolare emozione che ci faceva provare l’arrivo di Babbo Natale, una nuova scoperta, una corsa su un carretto, la nostra fiaba preferita. In un certo senso, Bing Bong era la sesta emozione di Inside Out.

Emma incontra Bing Bong

Come tutti i bambini, Emma si è subito innamorata di Bing Bong (anche se a dire la verità il suo personaggio preferito è Tristezza). Così ho acquistato il pupazzo di Bing Bong al Disney Store. È davvero fatto bene: il pelo è morbidissimo, i vestiti sono in tessuto ed emana un forte profumo di zucchero filato. Per farlo trovare a Emma (perché Emma non sa che i suoi amici pupazzi arrivano dai negozi, solitamente li trova nel bosco, sul balcone e in generale in posti strani) ho escogitato uno dei miei soliti piani d’attacco.

Ho cominciato con l’effetto teaser: nei giorni precedenti all’arrivo di Bing Bong le ho fatto dire dalle altre Emozioni (Gioia, Tristezza &Co. vivono ovviamente nella sua testolina, e io do loro voce) che Bing Bong, un giorno, era uscito e non era più tornato. “Se n’è andato dicendoci che voleva girare per il mondo e trovare la piccola Emma per poterla abbracciare di persona” le diceva Gioia, disperata, chiedendole di ritrovarlo al più presto.

Così io e Emma abbiamo cominciato a cercare Bing Bong al parchetto davanti all’asilo, dove solitamente spuntano, tra gli alberi e nei cespugli, i pupazzi che le regalo. Emma lo ha cercato a lungo. Una sera abbiamo disegnato Bing Bong su un foglio e lei lo ha infilato sotto le coperte del suo letto, pensando che in qualche modo il disegno potesse attirarlo. Ogni pomeriggio, tornando dall’asilo, dopo aver cercato Bing Bong nel bosco si fiondava in cameretta e andava a controllare sotto alle coperte. Finché un giorno….

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