Cartoni animati

L’educazione emotiva di Inside Out: ecco cosa insegna a noi e ai nostri bambini

empathyInAction1È appena uscito il DVD di Inside Out, e da brava Mamma Disney mi sono fiondata a prenderlo. Emma se lo è visto due volte in due giorni, anche se il film le era rimasto bene impresso, nonostante lo avesse visto mesi fa.

Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva e autore di diversi libri scritti seguendo il modello narrativo definito NPO (Narrativa Psicologicamente Orientata) finalizzato a fornire ai bambini competenze nell’area dell’educazione emotiva, ha commentato l’uscita del DVD facendo un’interessante riflessione sull’educazione emotiva di Inside Out.

Tutti noi psicoterapeuti abbiamo davvero apprezzato che un cartone raccontasse in modo così chiaro ai bambini (ma anche ai loro genitori) come funziona la nostra mente e quali meccanismi si attivano ogni volta che un evento esterno ci porta in uno stato di sregolazione mentale” scrive Pellai.

In effetti Inside Out mi ha spinto a fare una riflessione importante: perché noi genitori abbiamo tanta #Paura della #Tristezza? Perché facciamo di tutto per far sì che i nostri figli non piangano, o per farli smettere quando cominciano a farlo?

Da mamma (ma soprattutto donna) disneyana, sognatrice e creativa, ho sempre creato per Emma un mondo fatato, fatto di giocattoli con un’anima, avventure fantastiche e sogni ad occhi aperti. Quando però il quotidiano arriva all’improvviso a “svegliare” mia figlia, farei di tutto per scacciare la tristezza che la pervade.

Ma, come spiega bene Inside Out, senza la Tristezza non esisterebbe nemmeno la Gioia. Facendo vivere i nostri figli in un mondo ovattato, non faremmo altro che privarli della straordinaria potenza e bellezza delle emozioni, rendendoli come la piccola Riley nella seconda parte del film, piccoli automi confusi e incapaci di provare alcunché.

Quando un bambino sperimenta un’emozione negativa ha bisogno di adulti che sappiano vederla e che sappiano accompagnarlo, sostenendo la sua fatica e non avendo paura del suo dolore, della sua tristezza – scrive Pellai – Di solito gli adulti sanno interagire solo con la rabbia del bambino. A volte nemmeno con quella. La tristezza di un figlio a loro invece fa male. Vorrebbero avere un bambino sempre felice e se soffre si fanno in quattro per insegnargli a non soffrire, ovvero per provare a fargli credere che il suo stare male non serve a nulla, non è valido“.

Per aiutare i nostri figli a gestire le emozioni, dobbiamo prima di tutto insegnare loro a riconoscerle e ad accettarle.

Ecco perchè il film Inside Out è davvero bello – continua Pellai – perchè mostra come nascono le emozioni, ci fa capire perchè le emozioni ci attivano e ci sregolano, perchè ci sentiamo persi e soli se nessuno ci aiuta ad attraversarle, gestirle e superarle. L’educazione emotiva è una parte fondamentale dell’educazione di un bambino. Si svolge ogni giorno, ogni momento all’interno della relazione con chi si prende cura di lui. E quando gli adulti la sanno fare bene il bambino si sente amato, sicuro e protetto. Perchè sa che in ogni difficoltà può chiedere aiuto e ci sarà sempre qualcuno che cercherà con lui le parole per dare voce al suo stare male e i gesti che lo aiuteranno a venirne fuori“.

Come affrontare la Tristezza di tuo figlio?

Pellai consiglia innanzitutto di non tentare di distrarre un bambino che piange o che manifesta la sua tristezza. Piuttosto, dategli modo di parlarne, fategli capire che comprendete i motivi per cui è triste, che anche voi sareste tristi se quella cosa fosse accaduta a voi, che ha tutte le ragioni di sentirsi triste e che voi gli starete vicino.

Pellai invita genitori ed educatori a fare un’importante riflessione: “Avete ricordi personali di voi bambini o preadolescenti in cui avete sperimentato momenti di tristezza che gli adulti di riferimento per voi non hanno saputo cogliere? Ripensando a quegli episodi che cosa vi sarebbe piaciuto che gli adulti fossero in grado di fare con voi e di dire con voi?“.

In sostanza, cosa vi aspettate dagli altri quando confessate loro di essere tristi? Pensateci bene. Siete davvero in cerca di soluzioni pratiche quando vi sfogate con il vostro partner, un amico, un parente o un collega su un problema che vi addolora? Oppure lo fate perché avete solo bisogno di esternare il vostro dolore, e di sentire che gli altri vi capiscono e vi sono vicini?

MAI dire “non dovresti essere triste per questa cosa”, né a un bambino né a un adulto. Non siete voi a dover stabilire per cosa valga la pena essere felici o tristi, e in ogni caso non sareste di alcun aiuto a chi soffre, anzi, lo fareste sentire ancora più stupido. Un “mi dispiace tanto” e un lungo abbraccio a volte sono tutto ciò che serve, come insegnano queste due splendide scene di Inside Out.

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Una risposta a "L’educazione emotiva di Inside Out: ecco cosa insegna a noi e ai nostri bambini"

  1. Vero quello che dice Pellai. Da papà di figlio maschio 4enne vedo però che di tristezza per fortuna ce n’è poco. Se piange è più per rabbia, sgridate o altro, mai per tristezza. L’adolescenza arriverà in men che non si dica, ma, a occhio, credo anche che siano più le femmine ad essere soggette alla tristezza perché più sensibili. Nei maschi prevale la rabbia invece. Cfr. il pannello di controllo nel cervello dei genitori di Rayley guidato rispettivamente da Rabbia e Tristezza (al centro)..

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